La Polizia dell'Africa Italiana (o PAI), fu istituita nel 1936, inizialmente con il nome di “Corpo di Polizia Coloniale”, a seguito di una riorganizzazione dei reparti di pubblica sicurezza che operavano in Libia, in Etiopia e nelle colonie dell'Africa Orientale Italiana. Il nuovo corpo era alle dirette dipendenze del Ministero delle Colonie, successivamente ridenominato Ministero dell'Africa Italiana, ed era questo il primo caso in Italia di una forza armata dipendente da un ministero civile.
Con il regio decreto n°1211 del 10 giugno 1937 fu emanato il regolamento organico della PAI, il quale era un corpo civile militarmente organizzato, con funzioni di polizia politica, polizia giudiziaria, polizia amministrativa. Successivamente, quando nel 1938 le province della Libia divennero territorio metropolitano, la denominazione del Corpo fu sostituita e, a partire dal 1939, divenne "Corpo di Polizia dell'Africa Italiana", più comunemente detto P.A.I. Il Corpo disponeva di autoblindo AB41 (il progetto di questa autoblindo nacque contemporaneamente per dotare la P.A.I. e l’Esercito di un mezzo moderno), carri armati leggeri L6/40, motocicli, mototricicli e autovetture, per un totale di oltre 1.000 veicoli ed altrettante motociclette, tutti dotati di una targa peculiare. I mezzi blindati erano dipinti in giallo sabbia e riportavano lo stemma del Corpo, mentre le motociclette erano in un caratteristico blu. Grazie all’esperienza maturata sul campo durante le guerra d’Etiopia, alcuni ufficiali superiori dell’esercito furono incaricati di organizzare un corpo che potesse sopperire alle esigenze di sicurezza negli immensi territori libici e dell’Africa orientale non ancora del tutto pacificati. Il generale Riccardo Maraffa, comandante generale del Corpo dalla sua costituzione sino al 1943, anno in cui fu deportato a Dachau, riuscì con pochi fidati collaboratori a creare una struttura forte, autonoma, agile e funzionale. Ogni aspetto, dalle uniformi all’organizzazione territoriale, fu previsto e studiato nei minimi particolari tanto che, nel giro di pochissimi mesi, la P.A.I. non solo fu in grado di poter inviare i primi effettivi in terra d’Africa ma la sua scuola, costituita a Tivoli, alle porte di Roma, divenne meta di visite da parte degli ufficiali del Terzo Reich, i quali erano fortemente interessati a creare un corpo simile all’interno delle Forze Armate tedesche.
La forza si componeva di agenti italiani ed áscari arruolati in loco, e si trovava dislocata sul territorio africano agli ordini delle questure delle città più grosse e distribuita sul territorio in numerosi commissariati. La scuola di addestramento aveva sede a Tivoli.
Durante i combattimenti della seconda guerra mondiale affiancò reparti dell'esercito e fu unità combattente. Per il presidio della via litoranea libica, allo scoppio del conflitto furono inviate 2 compagnie su motocicli e una su autoblindo, assegnate in forza al Reparto Esplorante del CAM (Corpo armato di manovra) come Battaglione "Romolo Gessi", ma dopo un attacco nemico, molti mezzi furono colpiti per errore da fuoco amico dell'aviazione tedesca. Il battaglione riparò in Tripolitania e fu convertito in compagnia mista. Diversi reparti parteciparono a diverse azioni belliche, ma sono scarsi i dettagli pervenuti circa l'effettivo impiego. Alla caduta dell'impero italiano, le forze P.A.I. furono trasferite a Roma con compiti di ordine pubblico, che svolsero con continuità fino alla liberazione della città nel giugno del 1944. Dopo l'armistizio di Cassibile, la sera dell'8 settembre 1943 la PAI partecipò alla difesa di Roma ingaggiando il primo conflitto con i tedeschi a Mezzocammino, località nei pressi di Castelfusano, insieme a truppe dei Carabinieri, in ausilio ad un presidio di Granatieri di Sardegna. Il 9 settembre la PAI, insieme a Bersaglieri ed allievi carabinieri, ottenne qualche risultato alla Magliana, costringendo forse tedesche a retrocedere temporaneamente, ma dopo poche ore dovettero ripiegare in direzione del Forte Ostiense, poi sanguinosamente espugnato dai tedeschi che giunsero sino alla Montagnola, caposaldo del 1° Granatieri.
Il comandante e fondatore della PAI, generale Maraffa, come il capo della Polizia Senise, fu catturato dai nazisti e deportato al campo di concentramento di Dachau, ove morì.
Nei territori settentrionali, vi fu un tentativo di riorganizzazione, con l'apertura della scuola di Busto Arsizio (VA) nell'autunno del 1943, ma in seguito la P.A.I. fu assorbita dalla Guardia Nazionale Repubblicana. Alcuni suoi agenti presenziarono alla visita di Mussolini a Milano nel dicembre 1944, indossano ancora per una volta la caratteristica uniforme coloniale, uno dei simboli di questo glorioso Corpo. A Roma, dopo l’Armistizio alla P.A.I. furono assegnati compiti di presidio e di pubblica sicurezza, attività che fu svolta egregiamente dai militi del Corpo, che garantirono la sicurezza della Città Eterna sino all’arrivo degli Angloamericani. Durante l’assolvimento di questa funzione i militi indossavano una caratteristica fascia gialla e rossa (i colori della città), che li identificava come addetti alla pubblica sicurezza della Città Aperta. Alcune camionette AS42 Sahariane, del modello metropolitano, già appartenute agli Arditi del Regio Esercito, furono assegnate alla P.A.I.; i mezzi mantenevano la caratteristica mimetica a tre toni e l’armamento di serie.
Venne soppressa nel 1945 poco dopo la fine della guerra.
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