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Centro Documentazione Modellistica
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II
GUERRA
MONDIALE
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GUERRE
MODERNE
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Articoli di approfondimento
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Intro

Dopo la conclusione vittoriosa della Grande Guerra, l'Italia non fu coinvolta in grandi operazione militari, a parte nel 1922 data in cui ebbero inizio i "cicli di polizia coloniale" in Libia e nel 1935, quando l'Italia invase l'Etiopia. La schiacciante superiorità tattica e tecnologica italiana risultò decisiva nelle operazioni militari, il 3 ottobre le prime truppe varcarono il Mareb mentre l'occupazione di Addis Abeba (5 maggio 1936) concluse le operazioni. Con la conquista dell’Etiopia il regime fascista raggiunge l’apice del consenso popolare.

In seguito il Regio Esercito combatte' con un contingente denominato Corpo Truppe Volontarie (C.T.V) agli ordini di Roatta, a fianco dei franchisti, nella guerra civile spagnola (1936-1939). In questa guerra emerse l'inferiorià dei carri armati leggeri italiani, modello L3.
Il 6 novembre 1937 anche il Regno d'Italia aderì al Patto anticomintern (Berlino - 25 novembre 1936) : convenzione di carattere preminentemente politico-ideologico di alleanza politica tra il governo del Terzo Reich tedesco e l'Impero giapponese. Esso prevedeva una cooperazione tramite scambio di informazioni, pressione sull'opinione pubblica, e lotta contro gli agenti comunisti, tesa alla 'difesa comune contro l'opera disgregatrice dell'internazionale Comunista'. Il patto prevedeva anche un protocollo che impegnava i contraenti a non rafforzare la posizione dell'URSS nel caso quest'ultima avesse aggredito uno dei paesi membri. L'adesione viene sottoscritta a Palazzo Chigi da Ciano, von Ribbentrop e dall'ambasciatore giapponese a Roma Hotta.
Per dirla con Ciano: "L'Italia ha rotto l'isolamento: e' al centro della più formidabile combinazione politica – militare che sia mai esistita".
In questo modo si sono creavano le premesse politiche d'alleanza militare che avverra', e si allineo' ad esso anche con alcune leggi razziali.
Dopo l'entrata in vigore, nel 1937, del Regio Decreto Legge n. 880, che vietava il madamismo (l'acquisto di una concubina) e il matrimonio degli italiani coi "sudditi delle colonie africane", altre leggi di spiccata indole razzista vennero promulgate dal parlamento italiano.
Il 25 luglio del 1938 il Gran Consiglio del Fascismo ricordo' che il fascismo aveva svolto da sedici anni e continuava a svolgerlo un'attività positiva, diretta al miglioramento quantitativo e qualitativo della razza italiana, miglioramento che avrebbe potuto essere gravemente compromesso, con conseguenze politiche incalcolabili, da incroci e imbastardimenti: nacquero cosi' le leggi razziali con il Manifesto della Razza che fu pubblicato sulla rivista "La difesa della razza" in agosto.
Poco dopo seguirono i vari Decreti: con il Regio Decreto Legge del 5 settembre 1938 si fissarono i "Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista"; il 7 settembre un'altro Decreto fisso' i "Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri" a cui fece seguito (6 ottobre) una "dichiarazione sulla razza" emessa dal Gran Consiglio del Fascismo. Tale dichiarazione fu successivamente adottata dallo Stato sempre con Regio Decreto Legge datato 17 novembre 1938.
Nel settembre 1939, quando la Germania invase la Polonia e si trovo' in guerra, poche ore dopo, con Francia e Inghilterra, l'Italia era legata alla Germania da un patto politico-militare stipulato nel maggio precedente (Patto d'acciaio - 22 maggio 1939). Avremmo dovuto, quindi, entrare in guerra a fianco della Germania. Ma Hitler ci colse di sorpresa perche' in tutte le conversazioni italo-tedesche che avevano preceduto la firma del patto d'acciaio, egli si era sempre dichiarato contrario alla prospettiva di una guerra troppo vicina. Gli occorrevano, cosi' diceva, due o tre anni per prepararsi; e poiche' quel lasso di tempo era assolutamente indispensabile anche all'Italia per la riorganizzazione delle sue forze armate, il governo italiano pote' trarsi d'impaccio temporaneamente dichiarando la propria "non belligeranza", con l'aiuto dei diplomatici. Proprio la diplomazia italiana aveva compreso, meglio di altri settori della classe dirigente, la fragilita' del paese.
Prevalse invece la volonta' di Mussolini : il 10 giugno 1940 dal balcone di Piazza Venezia alle ore 18 il Duce annuncia al popolo acclamante di aver dichiarato guerra alla Gran Bretagna e alla Francia.
L'Italia si schiera al fianco della Germania di Hitler, che aveva già conquistato mezza Europa. Mussolini la dichiaro' per un complesso di ragioni in cui erano egualmente presenti il concetto di lealta' e il concetto di interessi: lealta' perche' l'Italia non doveva essere, ancora una volta, il paese che cambiava di campo all'ultimo momento; interesse perche' egli era convinto, dopo il crollo della Francia, che la Germania avrebbe vinto, e voleva garantire al paese con qualche migliaio di morti (fu questa, piu' o meno, l'espressione usata) il diritto di sedere al tavolo della pace.

La serie di Stati cui il governo italiano dichiaro' guerra dal 1935 al 1941 e' impressionante: Etiopia, Spagna, Albania, Francia, Grecia, Jugoslavia, Unione Sovietica, Stati Uniti e Gran Bretagna e di conseguenza contro i suoi Dominions : Canada, Sudafrica, India, Nuova Zelanda, Australia.
I nostri soldati si troveranno a combattere una guerra di aggressione contro avversari determinati e ben equipaggiati e se guardiamo bene gli avversari dal destino gia' segnato.
In totale l'Italia poteva contare su circa 50mila ufficiali e un milione e mezzo di uomini, una massa imponente ma tutt'altro che armata a dovere. L'artiglieria risaliva alla I G.M., i carri armati erano leggeri con corazza ed armamento inadeguati. Mancavano gli automezzi, le mitragliatrici erano insufficienti, le divise erano di pessima qualità e mancavano equipaggiamenti e attrezzature adatte alle aree dove si sarebbe operato (Libia, Russia, Albania-Grecia). Solamente l'armamento individuale era degno di nota con il moschetto Beretta modello 1938 (usato dal truppe speciali come la Divisione Folgore), la mitragliatrice Breda 37 o la pistola per ufficiali modello 1934.
L'Italia nel 1940, aprì i primi fronti di combattimento, con queste forze, nelle Alpi Francesi, in Africa settentrionale e nel Mediterraneo e gia' furono evidenti le difficolta'. Incomincio' gia' male l'Italia prima di attaccare fu attaccata il 14 giugno 1940. Dopo soli quattro giorni dall'entrata in guerra, quattro incrociatori (il Foch, l'Algerie, il Dupleix e il Colbert) ed undici cacciatorpediniere francesi, usciti da Tolone, giunsero di sorpresa e bombardarono suppur causando pochi danni le zone industriali di Savona-Vado e Genova, a contrastarli trovarono sbalorditi solamente al largo di Arenzano la vecchia cacciatorpediniera Calatafimi. Fu la pronta reazione delle batterie costiere, dei treni armati della Regia Marina e della isolata Calatafimi a far ritirare la squadra francese che, sulla rotta di rientro, fu anche attaccata dai Mas della 13a Squadriglia. Restava il fatto che una piccola unita' navale aveva affrontato un'avversario gia' impreparato che lascio' sguarnito un settore confinante con la Francia benche' la Marina disponesse di 2 corazzate a settembre entrarono in servizio le nuove Littorio e Vittorio Veneto), 7 incrociatori pesanti, 12 leggeri, 94 tra cacciatorpediniere e torpediniere, 115 sommergibili : la quinta flotta militare del mondo.

La risposta italiana su terra si fece attendere 10 giorni. Il 20 giugno i soldati italiani varcano il confine francese nelle Alpi. La guerra con la Francia durera' solo 14 giorni, ma le avanzate italiane furono contrastate dai francesi limitando la penetrazione italiana, che alla fine della battaglia si ridusse a una manciata di chilometri. Decisivi furono fattori come il terreno e la temperatura, di cui risentì la scarsa preparazione delle truppe italiane.
Il 9 luglio anche la Regia Marina ha il battesimo del fuoco e' verra' messa in difficolta' dalla Royal Navy britannica e della Royal Australian Navy nella battaglia di Punta Stilo, anche se si tratto' di un'assaggio dieci giorni dopo perdera' un incrociatore in una seconda battaglia navale con gli inglesi, nelle vicinanze dell’isola di Creta.
Il 3 agosto del 1940 inizia l’attacco italiano in Africa Orientale contro la Somalia britannica. Gli italiani, dopo una rapida avanzata, occupano Berbera, capitale della Somalia britannica. Ma come vedremo piu' dettagliatamente nelle varie schede pressenti nel sito, dopo le iniziali vittorie le truppe italiane comandate da Amedeo Duca d'Aosta, nel maggio del 1941 si arresero con l'onore delle armi sull'Amba Alagi.

La stessa sorte tocco' alla campagna in Africa Settentrionale : la triste e famosa guerra nel deserto. Iniziata nel settembre del 1940 con l'invasione vittoriosa dell'Egitto in seguito assunse un moto pendolare.
I
nostri eroici soldati scrisssero con il loro sangue pagine gloriose e sfortunate sino alla resa nel maggio del 1943 in Tunisia.
Nell'ottobre del 1940 si ebbero anche le prime scaramucce tra Mussolini Hitler, reo di non renderlo partecipe ne' alle operazioni ne' nelle decisioni. Quando il 12 ottobre Hitler occupo' i pozzi petroliferi in Romania sempre all'insaputa del Duce, esso va su tutte le furie, stizzito confido' a Ciano: "Hitler mi mette sempre di fronte al fatto compiuto, ma questa volta lo pago con la stessa moneta: sapra' dai giornali che ho occupato la Grecia, cosi l’equilibrio verrà ristabilito". Mussolini indisse a Palazzo Venezia una riunione cui presero parte il ministro degli Esteri Ciano, il capo di S.M.G. maresciallo Pietro Badoglio, il sottosegretario alla Guerra gen. Ubaldo Soddu, il sottocapo di S.M. dell’Esercito Gen. Mario Roatta, il comandante delle truppe italiane in Albania Gen. Sebastiano Visconti Prasca e il luogotenente del Re in Albania.

Oggetto della riunione: l’occupazione della Grecia.
La campagna greca inizio' il 28 e gia' il 31 arrivarono i primi bollettini pessimistici, il 2 novembre i greci contrattacarono, l'8 arrivo' l'ordine di ritirata, il 21 i greci sfondarono ed entrarono in Albania, il 9 marzo del 1941 si combatteva ancora e alla presenza di Mussolini, ha inizio in Albania (meta' della quale oramai era in mano nemica) l’offensiva italiana, i greci riuscirono tuttavia a fermare anche questa. La campagna di Grecia si concluse il 27 aprie del 1941 e l'Italia del regime ne uscì con una duplice brutta figura: la Germania dovette venire in nostro soccorso e Hitler perse quel poco che aveva di stima e considerazione del popolo italiano.

Fine prima parte - seconda parte

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Sviluppo della specialita' Carristi
Sul finire della guerra 1915-18 vide la luce una nuova Specialità della Fanteria, che si avvaleva dell'impiego di un nuovo mezzo da combattimento. Alla fine della guerra erano presenti in Italia ben sette carri armati! (due Fiat 2000, un carro Schneider e quattro Renault 17 avuti dalla Francia). Nel 1918 questi carri furono riuniti nel primo ente addestrativo per l’impiego dei carri armati istituito presso la Sezione speciale per l’istruzione sui trattori cingolati del Reparto di Marcia Trattrici d’Artiglieria di Verona, in seguito trasformata in Reparto Speciale di marcia carri d’Assalto comandato dal Maggiore Corsale ed alle provvisorie dipendenze della Sezione Auto dell’Intendenza Generale.
Il 1° dicembre 1918 si costituì a Verona il primo vero e proprio reparto di carri armati dell’Esercito Italiano che prense il nome di Reparto Speciale di marcia carri d'assalto, esso fu assegnato all’Arma di Artiglieria e posta al comando di un Capitano. Alla fine della 1 G.M. prese il nome Batteria autonoma carri d'assalto ma presto fu sciolto (5 marzo) cosi' come la scuola carri d’assalto del parco trattrici.
Il 21 novembre 1919, la specialita' entro' a far parte dell'’arma di Fanteria con Regio Decreto n. 2149 noto come "ordinamento Albricci" e, nel dicembre, la batteria venne ribattezzata dapprima Compagnia Autonoma Carri Armati e successivamente Compagnia Carri Armati.
Nel maggio del 1919 i carri in dotazione furono riuniti presso la Scuola centrale di Artiglieria di Nettuno dove si costituì la Scuola di condotta carri d’assalto anch’essa alle dipendenze della Direzione Generale di Artiglieria.
Nel 1920 venne invece costituito il Gruppo Carri Armati dotato di carri FIAT 3000 ordinati in tre squadriglie.
Nel 1922 nacque anche il Centro Formazione Carri Armati e dei gruppi di istruzione. Il 23 gennaio 1923 venne costituito il Reparto Carri Armati in seno al 13° Reggimento di artiglieria da Campagna. Il primo Comandante del Reparto Carri Armati fu il Colonnello Noe' Grassi che lo rimase fino all’11 marzo 1924 e che conio', per primo, il termine carristi. Il Reparto era accasermato a Roma presso il Forte di Pietralata ed era incaricato della formazione e dell'addestramento delle unità carriste.
Nel febbraio 1924 c'erano due gruppi carri, sempre divisi in squadriglie, per un totale di 25 carri armati Fiat 3000.
Il 9 giugno 1924 il Reparto si trasferì al Forte Tiburtino e alla fine del 1924 poteva contare su 62 carri Fiat 3000.
L'11 marzo 1926 con la legge n. 396 dell’11 marzo 1926, si costituiva ufficialmente la specialità carri armati in seno all’Arma di Fanteria.
Il 1 ottobre 1927 e' la data storica della vera e propria nascita della specialita', quando a Roma, presso il Forte Tiburtino, venne costituito il Reggimento Carri Armati formato da Comando, Deposito e 5 Battaglioni (2 a Roma e 1 a Udine, Codroipo e Bologna) su 4 Compagnie di 2 Plotoni carri. Il carro in dotazione era il "Fiat 3000". Il primo Comandante fu il Colonnello Giuseppe Miglio al quale, nel 1933, subentrò il Colonnello Edoardo Quarra.
Tutt'ora il 1 ottobre di ogni anno i carristi italiani celebrano la festa della Specialita'.
Nel 1927 il Reggimento comprendeva 5 Battaglioni su 4 Compagnie formate ciascuna da due Plotoni di combattimento e da un Plotone. Come carri vi erano i Fiat 3000 mod.1921 e Renault FT-17 italianizzati.
Nel marzo del 1929 vengono costituite anche 4 squadriglie di autoblindo destinate ai primi 4 battaglioni carri. La 4a Squadriglia divento' nel 1930 la 1° sezione Carri Veloci C.L. (Carden Loyd) e nel maggio del 1931 le 4 Squadriglie furono riunite nel battaglione autoblindomitragliatrici. Nel luglio dello stesso anno due squadriglie furono sciolte e verranno costituite due compagnie nuove di Carri Veloci C.L. mod. 29.
Nel 1931 il Comando del Reggimento carri armati si trasferì da Roma a Bologna.

Nel 1933 e piu' precisamente il 27 ottobre anche l' Arma di Cavalleria inizio' a dotarsi seppur in via sperimentale di carri leggeri L3. All'inizio della guerra contava di tre divisioni celere. Ciascuna "Divisione Celere" possedeva un gruppo di sostegno equivalente ad un battaglione composto da 3 squadroni di carri L, forte ciascuno di 3 plotoni di quattro carri L3. Nel 1938 le tre unita' furono riunite in un Corpo d'Armata Celere.
La meccanizzazione della Cavalleria inizio' solamente nel 1942 quando fu avviata la produzione in massa dei carri leggeri L6, convertendo in reggimento corazzato il Vittorio Emanuele II e il Lancieri di Novara, in R.E.Co. (Raggruppamenti esploranti corazzati) i reggimenti Lodi, Monferrato e Montebello, in gruppi misti il Nizza, e in gruppi semoventi l'Alessandria.
Per avere un quadro piu' dettagliato sui Reggimenti dell'Arma di Cavalleria e' stata creata una sezione appostita che consigliamo di consultare.
I semoventi dovevano essere distribuiti alle unita’ esploranti delle divisioni corazzate, ma per primi li ricevettero i gruppi di Cavalleria. In seguito furono costituiti alcuni battaglioni controcarro di Fanteria suddivisi in due compagnie con 21 semoventi, 9 semoventi comando plotone e 4 comando compagnia.
Ai primi del 1935 vengono formati anche dei battaglioni coloniali d'assalto, uno per la Cirenaica, due per l'Eritrea e due compagnie per la Somalia, un battaglione "Eritreo" aveva anche in dotazione un plotone di carri lanciafiamme per compagnia mentre le compagnie "Somale" avranno una squadriglia "S" formata con le autoblinde Lancia 1ZM.
Nel 1935, nato per rimpiazzare il 3° Rgt. Bersaglieri destinato alla campagnia etiopica, venne costituito il 18° Reggimento Bersaglieri (R.E.Co.). Alla fine della campagna il 18° venne sciolto. Il 18° coi suoi battaglioni originari LXVII, LXVIII e LXIX venne ricostituito dal 5° Deposito di Siena il 1 febbraio 1942.
Nel 1936 la Specialita' Carristi vide un rapido sviluppo: a causa della circolare n. 33700 del 9 maggio 1936 del Gabinetto del Ministro della guerra il 15 settembre 1936 il Reggimento Carri Armati prende il nome di fanteria carrista e nacquero i primi quattro Reggimenti di Fanteria Carrista con in dotazione i carri L3/35 e Fiat 3000.
Nacquero cosi' i cosidetti reggimenti cadetti:
Alle unita' fu conferita la definitiva mostreggiatura che ancor oggi contraddistinguono i carristi italiani: le Fiamme Rosse su bavero di panno o velluto azzurro.
Nell'agosto del 1936 l'Italia partecipa alla Guerra di Spagna si forma cosi' un contingente denominato Corpo Truppe Volontarie (C.T.V), a fianco dei franchisti.
In Spagna opero' un raggruppamento di armi speciali che comprende: un battaglione carri d’assalto L3 su quattro compagnie, una compagnia di autoblindomitragliatrici, una compagnia motomitragliatrici e una sezione cannoni anticarro da 47 mm.
Ai reparti citati andranno ad aggiungersi 10 gruppi di artiglieria con 104 pezzi, 3 batterie antiaeree con 16 pezzi, un raggruppamento manovra composto di autoveicoli vari e elementi del genio.
L’Italia non otterrà alcun vantaggio militare, politico o economico. Anzi, il conflitto spagnolo servira' solamente a debilitare le capacità belliche dell’apparato economico militare italiano.
Alla fine del 1936, la forza corazzata italiana venne a consistere di cinque battaglioni Fiat 3000 e di altri diciannove su carri L 3/35 oltre ad una dozzina di unità diverse minori.

Sempre nel 1936 con R.D.L. del 4 dicembre 1936 n. 2374 fu istituito anche un Corpo di Polizia Coloniale, poi Polizia dell'Africa Italiana o P.A.I. dal 28 settembre 1938. Opero' nel territorio della Libia, a presidio del governatorato italiano in Etiopia e delle colonie dell'AOI (Africa Orientale Italiana) alle dirette dipendenze del Ministero delle Colonie, poi rinominato in Ministero dell'Africa Italiana (allora retto da Alessandro Lessona).
Il 15 luglio del 1937 i reggimenti furono portati a cinque con il nuovo 31° Rgt. Fant. Carrista (stemma a lato) inquadrato nella I Brigata Corazzata; nel dicembre del 1938
a sei con la trasformazione del 2 Rgt. Fanteria Carristi si dara' vita al 32° Rgt. Fanteria Carristi destinato alla II Brigata Corazzata e nel 1939 fu aggiunta la 33ª per la Divisione Littorio.
Tra agosto e settembre del 1939 quindi si costituirono le grandi unita' a livello Brigata :
Intanto, il 26 ottobre 1939, a causa dei numerosi difetti riscontrati sui carri M 11/39, si decise di sostituirli con gli M 13/40 con i quali, nel corso della guerra, si provvide ad equipaggiare tredici battaglioni carri fra cui tre del 32°.
Quadro riassuntivo numerazione
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1932 |
1936 |
1938 |
1939 |
1940 |
V/3° |
I/3° |
I/31° |
CCCXI/31°
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II/4° |
II/4° |
II/31° |
CCCXII/31°
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Btg. misto L/M dell'Egeo |
IV/2° |
III/2° |
II/2° |
CCCXXI/32°
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I/4° |
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| III/1° |
IV/1° |
I/32° |
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II/4° |
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I/4° |
V/4° |
V/1° |
CCCXXIII/1° |
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III/32° |
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Carri leggeri |
Carri di rottura |
Carri M |
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FIAT 3000 |
M11/39 |
M13/40 |
I battaglioni carri, oltre che all'interno dei corpi d'armata, saranno inseriti anche i divisioni di fanteria autotrasportabili tra queste sono da citare:
la 60ª Div. Fanteria autotrasportabile "Sabratha" con il LX Btg. Carri (L3/35);
la 61ª Div. Fanteria autotrasportabile "Sirte" con il LXI Btg. Carri (L3/35);
la 62ª Div. Fanteria autotrasportabile "Marmarica" con il LXII Btg. Carri (L3/35);
la 63ª Div. Fanteria autotrasportabile "Cirene" con il LXIII Btg. Carri (L3/35);
il Comando FF.AA. "Isole Italiane Egeo", il CCCXII Battaglione misto Carri con due compagnie carri (una armata con L3/35 e una con L5/21), un plotone carri M11/39 (sulla carta, ed un plotone autoblindo Lancia 1ZM);
mentre il Comando "Truppe di Zara" due plotoni carri L5/21 (Fiat 3000)

Nel 1940, durante la campagna africana, verra' trasformato il Comando Carri Libia in Brigata Corazzata Speciale (25-11-1940) chiamata con il nome del suo comandante Brigata BABINI e pure un Raggruppamento denominato MALETTI.
Dalla II Brigata Corazzata nascera' la Divisione Corazzata “Ariete”(132ª) e dalla I Brigata Corazzata la Divisione Corazzata “Centauro” (131ª).
Con l'entrata in guerra (giugno 1940), e la produzione di fabbrica dei carri M11/39 e M13/40 la fanteria carrista venne valorizzata
e le unita' vennero ribattezzate in Divisioni nel 1941:
Sino al 1940, tutti e quattro i reggimenti condividevano l’antico motto ereditato dal Reggimento Capo : “Pondere et Igne Iuvat”. Il 13 Agosto 1940 venne annullato il precedente motto, sostituendolo con una versione modificata del motto usato nella Guerra di Spagna "Ad Victoriam Velociter" dal Colonnello Valentino Babini.
Il nuovo motto unico per tutti i reggimenti sara' : Ferrea Mole, Ferreo Cuore.
Tra giugno e luglio del 1941 vennero costituitii i seguenti reggimenti carri::
-
il 131° RGT. (con C, CI e CII Btg. Dotati di carri di preda bellica, nel dicembre del 1941 riceve in dotazione i carri M 14/41 e sostituira' il 31° Rgt. nella Divisione Corazzata "Centauro");
-
il 132° RGT. (con VII, VIII e IX Btg. M13/40 del 32° Rgt.);
-
il 133° RGT. (con X, XI e XII Btg. M 13/40 che sostituisce il 33° Rgt. nella Divisione "Littorio");
Un battaglione autonomo degno di menzione fu il VIII Btg. Autonomo Bersaglieri costituito il 10 agosto del 1941.
Nel settembre del 1941 erano previste, per la fine del 1942, altre tre Divisioni corazzate. Esse poi furono ridotte a due, che non furono mai costituite per la necessita' di fornire alle altre gia' esistenti quote mensili di carri che operaravano in Africa Settentrionale.
L'8 gennaio 1942 fu sciolto il 32° Reggimento Ariete.
Il 25 febbraio del '42 si costitui' il LXVII Btg. Corazzato coi mezzi del LXVIII Battaglione e personale del 5° e 18° Reggimento Bersaglieri.
Nel maggio 1942 il 32° Reggimento si ricostituì con una formazione d'emergenza comprensiva di carri M13/40, L3 e Somua sotto la guida del Tenente Colonnello Calvi, Staziono' in Sardegna a difesa dell'isola dal settembre del 1942 sino al 2 ottobre 1944 data in cui il 32° Reggimento fu sciolto definitivamente con la consegna della Bandiera al sacrario dell’Altare della Patria.
La quarta Divisione Corazzata venne costituita nel maggio del 1942 e venne nominata
Pur chiamandola divisione corazzata non le furono mai stati assegnati reparti carristi ma solamente un reparto autoblinde.
Le prime tre Divisioni furono distrutte in Africa Settentrionale.
iL 15 maggio 1942 (circolare S.M.E. n. 0032340/3 del 26/4/1942), fu costituito invece il 1° Battaglione Speciali Arditi armato con camionette d'asssalto, gia ampiamente collaudate in Africa nei vari raggruppamanti sahariani. Le camionette e le autoblindo saranno le nostre punte di diamante, apprezzate pure dagli avanguardisti camerati tedeschi.
Nell'aprile del 1943 con lo scopo di mantenere viva una tradizione così gloriosamente conquistata viene ricostituita in Italia e precisamente a Ferrara la
mentre nel maggio del 1943 si costitui' la mista:
che sulla carta doveva essere una divisione d'elite sullo stile di quelle tedesche raggruppando le unità rimaste in Italia della Divisione Centauro con reparti della M.V.S.N. e reparti speciali del Regio Esercito.
Entrambe le divisioni si sciolsero nel settembre del 1943 a causa dell'armistizio.
Dopo l'armistizio le uniche unita' si crearono nel nord Italia, in guerra contro gli alleati del Regno del Sud.
Sotto la Repubblica Sociale Italiana (R.S.I.), nacquero delle unita' corazzate piu' che altro formate, a parte qualche eccezione, con mezzi di recupero.
A fianco degli alleati nell'inverno 44-45 e nella successiva primavera nacquero invece dei Gruppi da Combattimento costituiti utilizzando sia unita' gia' impiegate dal Corpo Italiano di Liberazione, sia reparti del Regio Esercito.
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