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DECIMA MAS

Nel marzo del 1941 la 1° Flottiglia MAS fu ribattezzata in X Flottiglia MAS, con il compito di sperimentare in segreto le nuove armi della marina; la flottiglia era dunque un'unita' speciale, ad attività riservata. Il nome, o per meglio dire l'ordinale fu scelto in onore della legione prediletta da Giulio Cesare, la Decima appunto.

Nel settembre del 1943 il comando della Decima passo' ad un ufficiale di nobili origini, insignito di medaglia d'oro, stimato fra i migliori comandanti di sommergibili italiani: Junio Valerio Borghese.

L’annuncio dell’armistizio divise in due parti la 10ª Flottiglia MAS. Una parte rimase agli ordini del Regno d'Italia e rinacque con scarsi uomini e mezzi sotto la denominazione di Mariassalto. Al nord invece Borghese riformo', mantenedo la propria bandiera, l'unita' militare addestrando nuovi assaltatori.

A La Spezia, sede del comando della Decima, migliaia di volontari si presentarono chiedendo di essere arruolati "per l’onore" nella formazione, e rapidamente riusci' a completare l'organico e con l'obiettivo di continuare la lotta contro gli Alleati, formo' sia dei reparti fanteria di marina che reparti marini dotati di MAS. In questa sede vedremo di descrivere brevemente solamente i reparti terrestri.

Nel novembre del 1943 nacque il Reggimento "San Marco", a ricordo delle formazioni di Fanti di Marina precedenti, basato su tre battaglioni:

- il "Nuotatori Paracadutisti" (NP);
- il "Maestrale" poi ridenominato Barbarigo, di Fanteria di Marina;
- il "Lupo", di Fanteria di Marina.

Il 1° maggio 1944 si costitui' una divisione di fanteria marina comprensivo di Comando, un Btg. di genio "Freccia", un Btg. di complementi "Castagnacci" e tre Reggimenti:

1° reggimento Fanteria di Marina.
- Btg. "Barbarigo"
- Btg. "NP"
- Btg. "Lupo"

2° reggimento Fanteria di Marina.
- Btg. "Valanga"
- Btg. "Fulmine"
- Btg. "Sagittario"

3° reggimento artiglieria
- Gruppo artiglieria da montagna "San Giorgio"
- Gruppo artiglieria campale "Colleoni"
- Gruppo artiglieria campale "Da Giussano"



Addestrati in Piemonte tutti i reggimenti si trasferirono, nel dicembre del 1944, sul confine jugoslavo con compiti di controguerriglia dove combatterono aspramente contro il IX Korpus iugoslavo. Nello stesso periodo il Btg. Lupo ed il gruppo artiglieria Colleoni raggiungevano il fronte sud, combattendo contro truppe canadesi ed inglesi.

Per le perdite subite si rimodifico' l'assetto nel febbraio 1945 formando 2 gruppi di combattimento comglobando i gruppi di artiglieria e i resti del Btg. Freccia.

Sugli altri fronti la Decima di Borghese combatté contro gli Angloamericani ad Anzio e poi in difesa della Linea Gotica mentre sul fronte orientale mantenne dei nuclei che operarono sia in difesa dall'invasione iugoslava (Battaglia di Tarnova) che per affermare il diritto italiano su quelle terre contro i tentativi delle autorità d'occupazione tedesche di snazionalizzare la Venezia Giulia ed il Friuli.

Verso la fine della guerra, la Decima MAS di Borghese spostò il suo quartier generale in Piemonte. Il 26 aprile, primo dei tre giorni di insurrezione che portarono alla Liberazione, Borghese sciolse la Decima a Milano. Il 27 aprile 1945 Borghese si consegnò volontariamente al Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) di Milano, ove fu tratto in salvo da un emissario statunitense dell'OSS, James Jesus Angleton.

I vari reparti della Decima seguirono invece diversi destini, a seconda del luogo e del nemico a cui si arresero:

- I battaglioni "Barbarigo", "Lupo", "NP" e "Freccia" e il gruppo artiglieria "Colleoni", impiegati a difesa della Linea Gotica dopo aver subito pesanti perdite nella battaglia contro le forze angloamericane si ritirarono in piccoli nuclei oltre l'Adige verso Padova ("Lupo" e "Barbarigo"), Venezia ("NP"), dove si arresero quando furono raggiunte dal nemico, ottenendo da questo l'onore delle armi. Il "Freccia" e il "Colleoni" furono totalmente distrutti nella battaglia, e cessarono di agire come unità organiche già dagli ultimi giorni di aprile 1945, ripiegando disordinatamente.



- I reparti in territorio vicentino "Sagittario", "Fulmine", "Valanga", "Castagnacci", "San Giorgio" attesero l'arrivo del nemico arma-al-piede, dopo un iniziale tentativo di raggiungere la Venezia Giulia per arginare l'invasione iugoslava. Anche questi reparti si arresero con l'onore delle armi.

MEMENTO AUDERE SEMPER







 

REPARTI CORAZZATI DELLA DECIMA MAS
Articoli e sezione riveduta e corretta da Paolino "Barbarigo" Crippa ©

Un argomento poco noto al pubblico, ma che può interessare ed allettare i modellisti che amano realizzare soggetti insoliti, è costituito dai (pochi) veicoli corazzati che la Decima MAS di Borghese ebbe in dotazione durante la sua vita . Si trattò di pochi mezzi di fortuna, recuperati in vario modo e con uno scarso valore bellico, ma che ebbero un forte impatto emotivo sui reparti.

BATTAGLIONE "BARBARIGO" - 1 Rgt. Fanteria di Marina "Scir"

"Siamo quello che siamo, prendeteci come siamo, quando vogliamo"

Il battaglione "Barbarigo", inizialmente denominato "Maestrale", fu il primo reparto di Fanteria di Marina della "Decima" ad essere costituito. Nacque a La Spezia, nella caserma di San Bartolomeo, nel novembre del 1943. Ne assunse il comando il capitano di corvetta Umberto Bardelli. Nel gennaio '44, nel ricordo del sommergibile del comandante Enzo Grossi, gli fu attribuito il nome di "Barbarigo". Delle quattro compagnie su cui era ordinato, la 2a e la 4a erano state addestrate a San Bartolomeo, mentre la e la 3a erano state trasferite per l'addestramento a Cuneo, alla caserma San Dalmazzo.
Alla meta' di febbraio il battaglione si riunì nuovamente a La Spezia. Il 19 ricevette dal comandante Borghese la bandiera di combattimento e il giorno 20 partì per il fronte di Anzio-Nettuno, dove gli angloamericani avevano creato una testa di ponte dopo lo sbarco avvenuto il 22 gennaio. A bordo di corriere, i soldati raggiunsero la capitale dopo aver subito bombardamenti aerei. A Roma sosta di alcuni giomi presso la caserma "Graziosi Lane". Un capitano dei granatieri, Alberto Marchesi, diede modo al comandante Bardelli di completare l'equipaggiamento e l'armamento del battaglione attingendo ai magazzini della caserma "Ferdinando di Savoia'.

Nell’estate del 1944 fu trasferito in Piemonte, dove combatté contro le bande partigiane e successivamente fu spostato in Friuli Venezia Giulia. Il reparto ebbe alcuni FIAT 626 e 666, come comprovato da diverse fotografie, sia dipinti interamente in tinta grigioverde, sia mimetizzati con chiazze in giallo sabbia, sia dipinti in sabbia con striature mimetiche verdi e marroni. I mezzi portavano, sopra il fanale sinistro la “X” rossa della Decima con il leone di San Marco e la scritta “BARBARIGO” in bianco.

BATTAGLIONE "LUPO" - 1 Rgt. Fanteria di Marina "Scirè"

"..Fosse anche la mia....purchè l'Italia viva....."

Il “Lupo” partecipò alla lotta antipartigiana in Piemonte, nella zona di Torino,
fino alla fine del 1944. Nel corso delle operazioni antipartigiane svolte in Piemonte nella tarda estate del 1944, il Battaglione "Lupo" si impadronì di un carrarmato L6/40 che era caduto in mano ad una banda di partigiani comunisti. Dopo averlo riadattato e riverniciato, il battaglione dipinse orgogliosamente sui lati della torretta il proprio distintivo, la sagoma di una testa di lupo bianca, su un riquadro nero. Il carro fu utilizzato dal reparto durante la liberazione di Alba nell’autunno del 1944 (in questa occasione era ancora privo della mitragliera da 20 mm), fu impiegato in successive azioni contro i partigiani piemontesi e seguì il Battaglione nel suo spostamento a Milano. Quando il "Lupo" partì alla volta del Senio alla fine del 1944, l’L6 fu lasciato nel capoluogo lombardo e se ne persero le tracce (secondo alcune fonti fu consegnato ad un altro reparto, non meglio identificato, delle Forze Armate Repubblicane). Grazie ad alcune fotografie di questo mezzo ed alla testimonianza di un reduce del “Lupo", risulta che il carro era dipinto in giallo sabbia e mimetizzato con delle macchie e striature di colore verdi.

Trasferito a Milano per riorganizzarsi, all’inizio del nuovo anno si schierò sul fronte del Senio, dove tenne le posizioni fino alla fine di aprile, quando ricevette l’ordine di ripiegamento verso il confine orientale. Il Battaglione si sciolse a Padova. I FIAT 626 del reparto erano dipinti in giallo sabbia con una mimetizzazione a chiazze irregolari marroni e verdi e recavano un segno di identificazione sulle portiere, probabilmente una piccola testa di lupo, simbolo del Battaglione.

NOTE: secondo una recente pubblicazione, il "Lupo" avrebbe ricevuto 3 carri L6, notizia smentita da piu' reduci del battaglione.

BATTAGLIONE "FULMINE" - 2 Rgt. Fanteria di Marina

"FULMINE! Scatto, travolto e vinco"

Il Btg. è composto dalla Compagnia Comando e da tre Compagnie: la Ia, la IIa e la IIIa compagnia Volontari di Francia; il 29 luglio questa, da compagnia autonoma “Volontari di Francia” (5° compagnia del Barbarigo) diventa la IIIa Compagnia del Fulmine”).
Si forma nel marzo 1944 a La Spezia. Inizialmente il nome del battaglione è Bersagliere, ma poi prende il nome di Fulmine, in ricordo del caccia torpediniere affondato il 13 giugno 1941.
L'operazione più importante in cui venne coinvolto fu la liberazione di Alba dalla occupazione partigiana il 5 novembre 1944. In seguito il Btg. viene impiegato in Friuli a presidio di Sleppe d'Istria contro le bande slave del IX° Corpus di Tito. Si scioglse a Schio il 30 aprile 1945.

Da alcune fotografie apparse sul libro scritto dai reduci del Battaglione si evince che questo reparto aveva un buffo veicolo blindato, assolutamente "fuori serie". Di provenienze artigianale, dalle immagini pare che si tratti di una carrozzeria speciale, realizzata su un telaio di una camionetta AS43 o, addirittura sulla scocca di una autoblinda AB41, priva del posto di guida anteriore (anche se penso che questa seconda possibilità sia meno realistica, in quanto, se il reparto avesse avuto a disposizione una AB41 avrebbe impiegato la macchina nella sua interezza e non come base per costruire un mezzo artigianale!). Parlando con un maro' del “Fulmine” proprio di questo veicolo, ho scoperto che la corazzatura del mezzo era molto leggera, tanto che lui preferiva definirlo una protezione per i fanti, più che una autoblinda, un veicolo che faceva molta scena, ma che, nonostante fosse armato con tre mitragliatrici Breda da 8mm, non aveva elevate potenzialità offensive e difensive.
L'autoblinda fu impiegata dal "Fulmine" nel corso delle operazioni antipartigiane in Piemonte e faceva parte della dotazione di veicoli del reparto anche in Friuli, nel corso delle operazioni lungo i confini orientali, ma qui non fu utilizzata in quanto l'imponente mole del mezzo ne rendeva impossibile l'utilizzo lungo le tortuose strade di montagna. Il veicolo era dipinto in giallo sabbia e mimetizzato tramite larghe chiazze, probabilmente marroni rossicce e verdi, secondo lo schema mimetico italiano dell'epoca, senza alcun segno identificativo.

Come mezzi di trasporto ebbero inoltre i FIAT 626 dipinti in giallo sabbia con una mimetizzazione a chiazze irregolari marroni e verdi.

BATTAGLIONE "VALANGA" - 2 ° Rgt. Fanteria di Marina

Battaglione di Guastatori Alpini, fu costituito a Pavia alla fine di settembre del 1943. Combatté in Venezia Giulia contro i titini e fu sciolto a Marostica (VI) alla fine di aprile del 1945. Secondo alcuni documenti risultano in carico al reparto degli autocarri FIAT 626, mimetizzati a chiazze verdi su fondo giallo sabbia.


GRUPPO D'ARTIGLIERIA "COLLEONI" - 3 Rgt Artiglieria "I Condottieri"

Gia' prima dell'armistizio i progettisti della SPA avevano allo studio un autocannone da 90/53 su telaio dell’autocarro SPA Dovunque 41 con cabina blindata. Nel 1943 fu progettata la versione Viberti, appunto sul telaio 6X6 dell'autocarro Dovunque, con cabina corazzata, ma non fu realizzata. Solo dopo l’Armistizio il progetto prese vita, grazie all’interessamento del tenente Malvezzi del Gruppo "Colleoni", che curò personalmente l'allestimento di un esemplare di questo veicolo, che venne consegnato al Gruppo stesso nell'autunno del 1944. L'autocannone fu utilizzato sul fronte del Senio; non si hanno informazioni relative alla sorte toccata a questo autoveicolo, anche se è probabile che venne distrutto negli scontri a fuoco contro gli alleati.
Non si hanno fotografie del mezzo operativo con la Decima, ma si può presumere che fosse dipinto interamente in giallo sabbia, come gli altri prototipi di autocannone del periodo.


Bibliografia e Siti Web

Per ulteriori approfondimenti si consigliano i seguenti libri:

REPARTI CORAZZATI DELLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA 1943/1945
di P.Crippa
Marvia Ed. - 120 pp 82 foto in b/n, organigrammi ed insegne.

DURI A MORIRE. Storia del Battaglione Barbarigo 1943-1945
di M.Perissinotto
E.Albertelli Ed. - 248 pagine 279 illustrazioni

BATTAGLIONE FULMINE - Xª Flottiglia MAS
di di M.Gamberini e R.Maculan
Editrice Lo Scarabeo
GLI ULTIMI IN GRIGIOVERDE
di Giorgio Pisanò
Edizioni FPE - 4 Volumi 2418 pagine
I REPARTI PANZER NELL'OZAK 1943-1945"
di S.Giusto,
Edizioni della Laguna, 2002 - 196 pagine con circa 200 foto
GLI AUTOVEICOLI DA COMBATTIMENTO DELL'ESERCITO ITALIANO
VOL. 2 1940-1945

di N.Pignato, F.Cappellano,
Ufficio Storico dell’Esercito, 2002

Alla Decima MAS sono stati dedicati numerosi siti:
- Decima Flottiglia M.A.S. Network
- Associazione Combattenti Flottiglia MAS
- Sito Ufficiale con forum
- Italia R.S.I.
- Il Duce